Intervista a Franco Pupulin

(Nell’immagine in evidenza: Franco Pupulin con Giancarlo Pozzi. Ringraziamo sentitamente il sig. Pozzi per averci gentilmente concesso questa fotografia per il nostro sito)

Dopo un po’ di pausa dovuta alle nostre attività autunnali (consultabili qui) abbiamo ripreso il nostro ciclo di interviste a persone che fanno o hanno fatto la storia del nostro mondo orchidofilo. La prima intervista è stata dedicata a Jay Pfahl ed è consultabile qui.

Oggi ci occupiamo di un grande orchidofilo forse non molto conosciuto ai più, tuttavia incredibilmente attivo nonché parte molto attiva dell’orchidofilia italiana fra gli anni Ottanta e Novanta (avete conosciuto l’Am.O.? Avete letto il suo leggendario bollettino? No? Mi sa che ce ne dovremo proprio occupare…). Stiamo parlando di Franco Pupulin, anzi del professor Pupulin.

Piccola nota : in origine le domande di seguito avrebbero dovuto essere il nucleo di un discorso da ampliare ulteriormente. Tuttavia, le risposte ci sono piaciute così tanto che non abbiamo voluto modificare o alterare alcunché. Buona lettura!

Nota di nota : se si volesse approfondire la conoscenza di Franco Pupulin, vi invitiamo a leggere il libro di Gianfranco Pozzi: “Orchidee: Storie e Personaggi”, dove viene espressamente citato. Libro utilissimo al neofita e ai curiosi dell’orchidofilia italiana per l’appassionata descrizione di tutta una serie di persone che popolano, o hanno popolato, il mondo orchidofilo italiano.

1) Buongiorno prof. Pupulin e grazie mille per avere concesso un’intervista alla nostra associazione. Difficile pensare a una prima domanda, considerata la molteplicità delle Sue attività; ragion per cui chiediamo: può fare una sintesi per i nostri lettori delle Sue attività, progetti e Enti di ricerca con cui è in collaborazione a beneficio dei nostri lettori?

Da ormai quindici anni collaboro con la Università di Costa Rica, dove svolgo la mia attività come Professore di Ricerca presso l’Orto Botanico Lankester. All’Orto Botanico dirigo le attività di ricerca e dirigo la nostra rivista scientifica, Lankesteriana, International Journal on Orchidology. I miei progetti di ricerca, che svolgo per lo più in collaborazione con colleghi del mio stesso Orto Botanico e con colleghi di altri centri di ricerca (per menzionarne alcuni, i Giardini Botanici di Kew, gli Erbari della Università di Harvard – con i quali sono associato in ricerca –, l’Università della California, l’Orto Botanico di Monaco di Baviera, i Giardini Botanici Marie Selby di Sarasota, Florida, l’Università di Leiden in Olanda, ecc.), sono principalmente focalizzati allo studio sistematico delle orchidee neotropicali, con un’enfasi particolare nella regione mesoamericana, nei sistemi di impollinazione, nello studio della variazione naturale e nelle implicazioni evolutive di questi processi.

Sto cercando (senza successo) di completare il trattamento della flora orchidacea della Costa Rica per la serie Flora Costaricensis (edita dal Field Museum of Natural History di Chicago), del quale ho pubblicato alcuni capitoli e sto completando i trattamenti delle sottotribù Stanhopeinae e Pleurothallidinae. Si tratta di un lavoro, ahimè (e per fortuna), quasi interminabile, per la quantità di novità tassonomiche che appaiono quasi giornalmente e per la necessità di correggere errori di interpretazione del passato che si sono cristallizzati nella letteratura scientifica. Mi occupo inoltre di un progetto di “distribuzione” della informazione tassonomica sulle orchidee, visitabile alla pagina web di Epidendra.org, che ha a mio avviso il merito di mettere a disposizione le fonti primarie di informazione, dopo averle opportunamente verificate. Epidendra non è privo di errori, ma considero che sia tra le pagine più credibili tra le tante disponibili in rete.

2) Veniamo al Pupulin orchidofilo: grazie all’instancabile attività divulgativa di Giancarlo Pozzi si dice che tutto ha avuto inizio a partire da un ibrido di Phalaenopsis bianca nella provincia lombarda… Ma poi cosa l’ha spinta a studiare queste piante e come c’è finito in Costa Rica?

Ricordo, quando ancora lavoravo a Milano (dove mi sono occupato di giornalismo e di comunicazione per un istituto di studi ambientali e per varie imprese di produzione), che i miei “capi” vedevano sempre nelle orchidee un grande nemico. Nemico del mio lavoro ufficiale, e nemico – dal loro punto di vista – della mia possibilità di diventare un grande professionista della comunicazione. Avevano ragione. Lo studio delle orchidee occupava tutto il mio tempo libero (poco), determinava i posti da visitare durante le vacanze, e influiva nel bene e nel male (soprattutto nel male) nella mia vita privata. Provate a convincere una famiglia a passare le vacanze vagabondando tra un erbario e l’altro…

Tra i posti che avevo visitato, dopo un freddo ragionamento statistico (quante specie di orchidee per kilometro quadrato), c’era la Costa Rica. 1500 specie di orchidee (allora, galoppando verso le 2000 oggi) in un paese grande come la Svizzera: il campione mondiale di diversità delle orchidee. Per come la vita a volte prende pieghe imprevedibili, nel 1997 ebbi la possibilità di intraprendere un “progetto lungo” e decisi che il progetto sarebbe stata una serie di libri illustrati sulla flora di orchidee più variata del pianeta. Nel settembre di quell’anno mi trasferii “temporalmente” in Costa Rica e iniziai a lavorare ai miei libri. Di libri, in realtà, ne uscii solo uno (eppure gli voglio molto bene, e secondo me è bellissimo), ma in compenso iniziai un’attività di collaborazione forte con amici dell’Orto Botanico Lankester, e un paio di anni più tardi l’Università decise di contrattarmi come specialista della materia. Sono ancora qui…

Nel frattempo ho avuto vari studenti, che sono certamente più bravi di me, tra i quali devo menzionare almeno Diego Bogarín e Adam Karremans, ormai entrambi dottori e straordinari colleghi, e in un modo o nell’altro ho messo in piedi una “scuola”. Non sarei io a doverlo dire, ma credo che oggi l’Orto Botanico Lankester sia riconosciuto a livello mondiale come uno dei maggiori centri di ricerca sulle orchidee. E’ un risultato del quale vado orgoglioso, più degli ormai 200 articoli scientifici, libri e capitoli di libri che ho pubblicato negli ultimi vent’anni.

3) Arrivando alla Costa Rica: ci può parlare delle Sue attività presso il Jardín Botánico Lankester e della enorme collezione di orchidee che gestisce, o contribuisce a gestire? E, soprattutto a quanti esemplari ammonta?

L’Orto Botanico Lankester è un posto unico. Nato come il giardino privato di un naturalista inglese fanatico delle orchidee e collaboratore scientifico  di molti dei grandi nomi dell’orchidologia (Ames, Schlechter, Rolfe, tra gli altri), “caduto” tra le mani dell’Università di Costa Rica nel 1973 (che non se lo aspettava e ci ha messo otto anni a nominarne un primo direttore), con una direttrice/imperatrice che lo amministrato e governato per quasi vent’anni, è ufficialmente entrato nella scacchiera della scienza solo quando la nostra Università ha deciso di farne un centro di ricerca (invece di un bel negozio di fiori…), proprio una quindicina di anni fa. Nel frattempo, approfittando delle collezioni preesistenti (molte delle quali con pochi dati geografici), delle condizioni climatiche assolutamente favorevoli, e di un personale scientifico e orticolo realmente dedicato, abbiamo potuto organizzare quella che credo sia una delle collezioni documentate di orchidee più grandi del mondo.

Sottolineo la parola “documentate” perché questo fa una grande differenze per lo studio scientifico, rispetto a collezioni magari maggiori ma tremendamente carenti di dati utili per la scienza. Oggi, al Lankester, coltiviamo e documentiamo poco più di 30 mila esemplari di orchidee, che corrispondono all’incirca a 1300 specie. La maggior parte di queste piante sono identificate, fotografate, i loro fiori conservati in alcol o in erbario, e documentate con tecniche moderne di documentazione scientifica perle quali il nostro Orto Botanico è riconosciuto mondialmente.

4) Altra postilla sulla Costa Rica e le sue orchidee: relativamente di recente ha pubblicato un’opera sulle orchidee costaricane intitolato Frágil belleza: Orquídeas nativas de Costa Rica. Ci potrebbe spiegare il perché della scelta di Frágil belleza invece di un più asettico Orquídeas nativas de Costa Rica?

L’opera in questione doveva essere composta di tre libroni, troppo grandi e troppo pesanti… L’Università ne ha pubblicato uno (include le orchidee che vanno da Acianthera a Kegeliella), ma non lo ha distribuito bene, e questo ha fatto sì che gli altri due siano rimasti nel cassetto. Peccato, perché le recensioni di Vanishing Beauty / Frágil bellezza uscite sulle riviste scientifiche e di settore erano veramente favorevoli. Ma si sa, una Università non può forse, essere brava fare tutto. La nostra è stata molto brava a fare il libro (che è proprio bello, anche fisicamente), un po’ meno a venderlo…

Il titolo, Bellezza che svanisce / Bellezza fragile, voleva essere un monito. Le orchidee sono tra le piante con i fiori più belli che si possano immaginare (secondo me, la Cattleya dowiana dovrebbe competer in un concorso per “il fiore più bello del mondo”), e il Costa Rica è un posto baciato dagli dei (per chi vi crede) o dai fattori edafici, climatici, geologici e biologici (per chi si occupa di scienza) che la rendono un posto speciale, un hotspot per quanto riguarda la diversità di questa bellezza. Ma la bellezza biologica, la varietà degli esseri vivi, non è garantita: è una bellezza fragile, che ha bisogno di cura, di rispetto, di attenzione.

Dopo essere stato un paese tristemente all’avanguardia per la perdita della propria copertura boscosa, la Costa Rica è oggi un paese all’avanguardia per la conservazione dei suoi habitat naturali, con oltre il 20% del territorio protetto in un sistema modero di aree di conservazione, che mantiene la maggior parte degli ecosistemi esistenti nella regione. Ciò rende la bellezza delle orchidee meno “fragile”.

(NdR: esiste su Internet anche un’intervista al prof. Pupulin in merito al libro, in spagnolo, visionabile qui).

5) Torniamo all’aspetto più tecnicamente “formativo”: a parte una grande passione per la materia, che percorso di studi, o letture preparatorie, vorrebbe consigliare a chi voglia studiare le orchidee considerando la sempre maggiore specializzazione e multidisciplinarità di questo campo di studi?

C’è, in generale, nella botanica come nella maggior parte delle scienze, una forte tendenza alla iper-specializzazione. C’è, inoltre, un persistente interesse della scienza “di punta” per le tecniche di analisi più sofisticate, spesso tecniche di laboratorio che richiedono ingenti investimenti economici per l’acquisizione delle attrezzature analitiche.

Ogni tanto ho l’impressione che l’ebbrezza tecnico-tecnologica faccia un po’ perdere di vista le priorità della scienza, almeno dal mio punto di vista. Viviamo in un mondo che si è mantenuto così com’è grazie, spesso, a meccanismi di interazione tra gli esseri viventi, e tra questi e il loro ambiente, del quale continuiamo a sapere assai poco. Per saperne di più, mi pare che continui ad essere essenziale “sapere di che cosa stavamo parlando”. Ogni volta che qui scopriamo un nuovo sistema di impollinazione ha a che fare con una specie di insetto che non ha nome, che a volte interagisce con un’orchidea che non ha nome, e che a volte coinvolge altri organismi, anch’essi senza un nome valido per la scienza. Il catalogo della vita sulla Terra è molto lontano dall’essere completato.

A chi voglia avvicinarsi allo studio scientifico delle orchidee consiglierei oggi di apprendere al meglio le tecniche di analisi che fanno della scienza una materia di risultati oggettivi, ma allo stesso tempo consiglieri di passare molto tempo “al campo”, alle prese con gli organismi reali, nei loro ambienti, nelle loro strane e a volte improbabili relazioni.

Suggerirei di ricordare che la botanica, come un ramo della biologia, studia le cose vive.

Intervista a Jay Pfahl

(nell’immagine in evidenza, il nostro Jay mentre se ne sta beato nelle sue foreste andine a Jardín, dipartimento di Antioquia, Colombia, a 3100 metri di altitudine)

Nei nostri compiti statutari è compresa come obiettivo la divulgazione dell’orchidofilia: cos’è, chi sono i protagonisti e cosa vuol dire essere orchidofili.

Un po’ per guardare oltre il nostro cortile di casa, un po’ per descrivere figure note solo a pochi addetti, un po’ perché ci facciamo del terrorismo psicologico a spese nostro povero socio Massimo Gregori (ma questa è un’altra storia) abbiamo deciso di progettare e preparare un ciclo di interviste a personaggi che fanno o hanno fatto la storia del nostro mondo orchidofilo.

Il testo seguente è la traduzione italiana dell’originale inglese riportato a seguire del testo italiano. Abbiamo scelto inoltre di non apportare correzioni al testo originale per rispetto della fonte e per testimoniare materialmente la grinta e la fretta di rilasciare un’intervista mentre l’autore era indaffarato in mille attività, cosa che si è riflessa inevitabilmente nella sua prosa ma non nei contenuti espressi.

Con questa intervista vorremmo descrivere al lettore italiano cos’è lo IOSPE ma soprattutto com’è nato, per quali scopi e come mai una persona si sia imbarcata in una impresa tanto mastodontica quanto complessa. Sono lieto di intervistare quindi Jay Pfahl, il vulcanico e instancabile creatore del famosissimo database IOSPE, la Internet Orchid Species Photo Encyclopedia. Abbiamo scelto di preparare un’intervista breve e con meno tecnicismi possibile per renderla fruibile anche ai non addetti ai lavori.

1) Prima di tutto, grazie mille per aver accettato questa intervista da parte della nostra associazione e grazie per la disponibilità. Vorrebbe descrivere brevemente ai nostri lettori cos’è lo IOSPE?

Grazie, piacere mio!

La Internet Orchid Species Photo Encyclopedia (http://www.orchidspecies.com/) è un sforzo internazionale al fine di avere foto di tutte le specie di orchidee del mondo all’interno di una fonte gratuita e facile da usare. Attualmente vi sono descritte quasi 20.100 specie in 874 generi con foto oppure illustrazioni. La maggior parte delle voci sono corredate da foto e molte di queste sono di orchidee così come si trovano in natura.

2) Quando, come è perché è nato il Suo progetto?

In origine volevo creare un archivio fotografico della mia collezione di specie, in modo da registrare i periodi di fioritura e il posizionamento topografico delle orchidee che stavo coltivando nel mio giardino. Vivo a Key West, Florida, il punto più a sud della parte continentale degli Stati Uniti. È appena oltre il tropico del Cancro così che le nostre temperature sono buone, per come si possono raggiungere negli Stati Uniti, per far crescere orchidee tropicali di pianura all’esterno tutto l’anno.

3) Come e in che modo ha proseguito nella sua realizzazione?

Appena pubblicai le mie circa quattrocento foto di specie nella rete nell’estate del 1997 altre persone iniziarono a inviarmi le loro foto di specie per completare alcuni dei generi pubblicati. Poco dopo l’orchidologo Dr. Leslie Garay mi ha inviato la sua intera collezione di diapositive di orchidee e Carl Withner, famoso per i suoi studi sulle Cattleye, mi ha chiamato e ha mandato tutte le sue foto e la sua collezione di libri sulle Cattleye. In seguito è diventata un’ossessione personale per aggiungere più e più foto di specie. Il 25 luglio 2007 ho superato le 7000 specie e poi 17.000 nel mese di gennaio 2014, poi il 4 maggio 2016 ho superato le 20.000 specie.

4) Con chi si è confrontato, avuto aiuto (o dissensi) in merito alle tematiche più “tecniche” quali tassonomia, schede descrittive, bibliografia citata?

Molti dei tassonomisti del mondo e coltivatori esperti scrivono di continuo offrendo assistenza con le particolari specie di orchidee di loro interesse. Io non pretendo di conoscere o anche comprendere ogni aspetto della tassonomia. La lista totale è troppa lungo da enumerare ma almeno sono da citare Eric Christenson, Eric Hagsater, Peter O’Byrne, Guido Braem, Ruben Sauleda, Leslie Garay, Carl Withner, Lisa Thoerle, Mario Blanco, Mark Whitten, Adam Karremans, Daniel Jiménez, Rafaël Govaerts e André Schuiteman; tutti loro hanno dato opinioni e aiuti.

Molti anni fa ho iniziato a creare una raccolta di libri sulle orchidee che ora conta più di 500 titoli da cui prendere il materiale di lavoro. In questi giorni l’acquisto di un libro può essere molto costoso anche perché sto comprando le edizioni antiche di maestri come Schlechter, Reichenbach, Kranzlin e Ripley.

Ci sono sempre obiezioni su come dovrei impostare la tassonomia all’interno del sito. Sono stato lento a cambiare tutti i generi che sono stati riclassificati soprattutto a causa dell’avvento dei test del DNA e questo ha dato i suoi frutti; come abbiamo visto, ad esempio la Laelia alvaroana è diventata Sopronitis alvaroana poi Hoffmannseggella alvaroana e infine Cattleya alvaroana, il tutto nell’arco di 6 anni. Se avessi cambiato la pagina del il sito per questa specie ogni qual volta che le hanno cambiato il nome avrei molte meno specie rappresentate in totale, per via del tempo da impiegare negli aggiornamenti. Per risolvere questo problema io non tengo il passo con i cambiamenti di denominazione ma aggiungo tutti i nuovi nomi in un elenco dei sinonimi esposto in fondo a ogni scheda. Ottengo questo elenco dal sito World Checklist of Selected Plant Families (conosciuto anche come WCSP o Kew monocot, creato dai Royal Botanic Gardens di Kew, NdR) circa ogni due anni. Ho anche messo questi nomi in ordine alfabetico all’interno del sito, così se avete il nome Cattleya alvaroana e andate sulla pagina “C”, lì viene detto di procedere alla pagina “L” e scorrere fino a Laelia alvaroana dove vengono esposte le informazioni per quella specie. C’è un’altra cosa buona di questo sistema: la maggior parte degli utenti del sito sono coltivatori amatoriali che hanno acquistato per di più le loro piante da vivai di orchidee che spesso non hanno il tempo o le risorse per modificare i nomi; così accade il più delle volte che il nome che si utilizza è quello comunemente in uso all’interno dei vivai e non quello tassonomicamente corretto.

5) Ma, alla fine, come nasce una scheda IOSPE e qual è il percorso prima della sua pubblicazione?

Ogni nuova foto di specie e il nome che ricevo da una persona o ottengo da ricerca personale sulla rete viene passato al vaglio attraverso la lista Kew monocot (all’indirizzo http://apps.kew.org/wcsp/)

Posso quindi vedere tutti i nomi associati al nome che mi è stato dato dal fotografo; a quel punto decido quale nome è adatto all’interno dei parametri che ho usato all’interno dello IOSPE, che segue per di più l’approccio usato da Robert Dressler nel 1993. Poi consulto la mia biblioteca e cerco tutti i libri che elencano quel nome o dei suoi sinonimi. Cerco di raggiungere le pubblicazioni su quell’argomento sia all’interno della mia biblioteca o in rete. Molte delle pubblicazioni più datate sono disponibili in internet e possono essere consultate gratuitamente. Alla fine paragono i disegni e le foto all’interno di tutte le pubblicazioni a me disponibili e decido se davvero questa è la specie detta dal fotografo o se è un’altra. In seguito confronto la specie con le altre all’interno dello stesso genere sul mio sito per vedere se è uguale rispetto a un’altra che ho disponibile in elenco. Se è davvero nuova, allora comincio a compilare una descrizione di tutti i riferimenti che ho trovato per la specie in questione. Cerco anche di trovare i dati di localizzazione e di altitudine per ciascuna specie, così posso stimare un intervallo di temperatura adeguato. A volte ho solo dei dati di posizione incompleti, così cerco su Google Earth e vedo se riesco a capire a che altezza cresce la pianta. Recentemente ho avuto per le mani una foto di un Ascocentrum insularum, ho guardato sulla lista Kew monocot e lì era attestata la provenienza dalle isole a est del Kalimantan orientale. Non ho avuto altri riferimenti significativi che indicassero posizione o altitudine. Sono andato su Google Earth e guardato tutte le isole del Borneo a est di Kalimantan e ho verificato che nessuna di esse supera i 500 metri d’altezza, quindi posso affermare con certezza che l’Ascocentrum insularum è una pianta epifita da temperature calde.

6) Piccola pausa: come potremmo descrivere Jay Pfahl? Come mai tanta passione verso il mondo delle orchidee?

Sono un gioielliere che fabbrica gioielli su misura qui a Key West, in Florida, un’isola semitropicale più vicina a L’Avana che a Miami. Sono sposato con mia moglie colombiana Carmenza da 40 anni il prossimo luglio e ho due figli di 24 e 29 anni. Parlo spagnolo molto bene e viaggio spesso in Colombia. Ho scoperto una nuova specie lì, la Lepanthes matisii, e ho scattato fotografie di centinaia di orchidee rare che non erano state pubblicate in precedenza. Mi piace andare nelle foreste con la mia guida-amico colombiana che mi accompagna con il suo veicolo a 4 ruote motrici.

Sono nato a Columbus, Ohio, nel 1953. All’età di 20 anni sono andato in un ranch in Paraguay e ho vissuto e lavorato con una famiglia indiana che parlava solo guaranì, la lingua locale, per un anno. In seguito ho viaggiato in Perù, dove ho conosciuto mia moglie colombiana che era lì in vacanza. Ho imparato a fare i monili in Perù e mi sono trasferito di nuovo negli Stati Uniti, dove abbiamo iniziato con mia moglie la Neptune Designs, il nostro negozio di gioielli su Duval Street a Key West. Attualmente siamo l’azienda più antica su Duval e gli unici gioiellieri su misura rimasti in città. Ho iniziato con le orchidee nel 1980 perché sono andato a trovare un amico con un negozio di piante e andai in estasi per delle Phalaenopsis che poi ho cercato di far crescere nel mio cortile, ma morirono tutte. Più in là mi sono trasferito in un altro posto con un po’ più di sole e sono stato in grado di ottenere una zona orchidee che è piaciuta molto alle mie piante. Sono attualmente il presidente della Key West Orchid Society e lo sono a partire dal 2002.

7) Torniamo sui nostri passi: il progetto cresce tanto da meritarsi una lusinghiera recensione sul prestigioso bollettino “Orchids” dell’American Orchid Society nell’ottobre 1999. Fu un punto di svolta? Ci furono reazioni da parte del mondo orchidofilo o da parte degli appassionati? All’epoca lo IOSPE contava “appena” 1686 specie in 316 generi, oggi siamo a 20080 specie in 864 generi…

Le maggiori conseguenze del sito sono che ovunque io vada nel mondo la comunità orchidofila locale mi accoglie a braccia aperte. Sono andato per dei safari di orchidee in Kenya, Brasile, Costa Rica, Repubblica Dominicana e, naturalmente, in Colombia e in ciascuno di questi paesi ho trovato orchidofili che mi mostrano le migliori zone di orchidee locali. Per la cronaca, l’AOS ha fatto una nuova recensione del sito nell’ultima pagina del numero di maggio di quest’anno di “Orchids”.

8) Ci sono prospettive future per il progetto IOSPE quali modifiche, aggiustamenti di rotta, sviluppi auspicati oppure sono in programma dei progetti completamente nuovi da realizzare?

Sono costantemente al lavoro sul sito, così come lo correggo di continuo. Dedico almeno 4 ore al giorno al sito, ed è per questo che si è ingrandito così tanto. Mia moglie pensa che abbia una grave dipendenza e che sia bisognoso di aiuto psichiatrico. Lei non è affatto presa dalle orchidee in senso scientifico, le piacciono i fiori, ma non vorrebbe proprio andare con me quando vado nelle foreste per scovare le orchidee in natura.

Il sito ha bisogno di almeno altre 10.000 nuove specie aggiunte essere completo in una certa misura e sono pronto a lavorare su di esso il più a lungo possibile fisicamente e mentalmente. Ho solo 63 anni quindi spero dpoter lavorare sul sito per gli anni a venire. IOSPE è recentemente stato in grado di pubblicare nuove specie e nuove riclassificazioni e fino ad oggi hanno ne pubblicate 53, 20 delle quali sono accettati dalla comunità scientifica e dai Kew. La Masdevallia doucetteana Pfahl 2014 è stata la mia prima nuova specie che ho descritto e il Cyrtochilum rubrocallosum (D.E.Benn. & Christenson) Pfahl 2012 è stata la prima nuova riclassificazione. Sono sicuro che continuerò a scrivere nuovi articoli in futuro.

9) Ultima domanda: alla luce della Sua lunga esperienza, cosa si sentirebbe di consigliare ad un appassionato che voglia dedicarsi alla realizzazione di un progetto sulle orchidee? Grazie mille per la cortesia!

Sono una persona lavora sempre duro con costanza e vorrei consigliare che chiunque che senta lo stesso può fare grandi cose in questo mondo delle orchidee o altrove, bisogna solo trovare un progetto che piaccia e andare con esso.

Non dimenticare di sognare!

AMA IMPARA COLTIVA

Jay Pfahl

Di seguito riportiamo il testo in lingua originale (solo per i maniaci di filologia orchidofila).

The aim of the following interview is to describe to the Italian user what the IOSPE means; when and why was it created and how it comes that a single man decided to employ his energy in this colossal and monumental enterprise. I have the honor and the pleasure to interview Jay Pfahl, the volcanic and tireless creator of IOSPE, the Internet Orchid Species Photo Encyclopedia!

1)     First, thank you very much for your willingness to do this interview. Would you like to describe briefly to our readers what is the IOSPE?

Thank you My Pleasure!

The Internet Orchid Species Photo Encyclopedia is an international effort to have photos of all the world’s Orchid Species in one easy to use, free reference. At present there are close to 20,100 species in 874 genera represented with either photos or type drawings. The majority are with photos and many are photos of the orchids as they are found in nature.

 2)    When, how and why was your project born?

Originally I wanted to create a photo reference of my own species collection so I could have bloom times and locational data on the orchids that I was growing in my garden. I live in Key West Florida the southern most point within the continental USA. It is just outside the tropic of Cancer so our temperatures are as good as one can get in the US to grow lowland tropical orchids outside year round.

3)    How did you progress your project?

As soon as I published my 400 or so personal species photos on the net in the summer of 1997, other people began to send me their species photos to round out some of the genera. Soon thereafter the Orchidologist Dr Leslie Garay sent me his entire orchid slide collection and Carl Withner of Cattleya fame called and sent me all his photos and his Cattleya book Collection. Thereafter it became a personal obsession to add more and more species photos. By July 25 2007 I surpassed 7000 species and then 17,000 in January 2014,  then on May/4 2016 I surpassed 20,000 species.

4)    With whom did you consult for “technical” details: like taxonomy, descriptive charts, bibliography? Did you have some significative help, discussions (or even disputes)?

Many of the world’s taxonomists and expert growers are always writing offering assistance with their particular orchid species specialty. I do not profess to know or even understand every facet of taxonomy . The total list is too long to go into, but the essential pros were Eric Christenson, Eric Hagsater, Peter O’Byrne, Guido Braeme, Ruben Sauleda, Dr Leslie Garay, Carl Withner, Lisa Thoerle, Mario Blanco, Mark Whitten, Adam Karremans, Daniel Jimenez, Rafael Goaverts and André Schuiteman who all gave their opinions and help.

I started to buy an orchid library many years ago and now have more than 500 titles to work from. These days a book purchase can be quite expensive because I am buying the old books by the masters such as Schlechter, Reichenbach, Kranzlin and Ripley.

There are always objections to how I have the Taxonomy inside the site. I have been slow to change all the genera that have been rearranged by the advent of DNA testing and it has paid off, as we have seen,  for example Laelia alvaroana became Sopronitis alvaroana then Hoffmannseggella alvaroana and then Cattleya alvaroana all within 6 years. If I had changed the site for this species each time that they changed the name I would have many less species represented in total. To fix this I do keep up with the name changes and add all the new names to a synonym list that is listed at the bottom of each species name. I get this list from the Kew Monocot website about every other year.  I also put these names in alphabetical order within the site so if you have the name Cattleya alvaroana and go to it on the “C”  page it tells you to proceed to the “L” Page and scroll to  Laelia alvaroana where the information for that species is kept. Another good thing about this system is that the majority of users of the site are hobby growers who bought their plants from orchid  nurseries that do not have the time or resources to change the names as it happens, so more often than not the name that I use is what is commonly in use within the Orchid Nurseries.

5)    Could you explain how do you elaborate individual IOSPE’s charts and what is the process before their publication?

Each new species photo and name that I receive from an individual or by searching myself on the net is passed through the Kew Monocot list at http://apps.kew.org/wcsp/

I can then see all the names associated with the name that  I have been given by the photographer, at that time I decide which name fits within the framework that I have used within the Encyclopedia which mostly follows Robert Dressler’s approach of 1993. I then approach my Library and find all the books that list the name or its synonyms. I try to get to the Type publications either within my library or on line. Many older publications are stored on line and can be assessed for free. I compare the drawings and photos within all the publications available to me and decide if indeed this is the species that the photographer says it is or if it is another. I then compare it to others within the same genus on my site to see if it is the same as another that I have listed. If it is indeed new then I begin to compile a description from all the references that I have found for the species in question. I also try to find locational and elevational data for each species so I can give a proper temperature range. Sometimes I only have a type location so I search google earth and see if I can figure out at what elevation the plant occurs. Recently I had a photo of Ascocentrum insularum, I looked it up on the monocot list and it said it comes from the  Islands east of east Kalimantan. I had no other relevant references giving locations or elevations. I went to google earth and looked at all the islands to the east of Kalimantan Borneo and found that none of them had elevations above 500 meters, thus I can state for sure that Ascocentrum insularum is a hot growing epiphyte.

6)    A small intermezzo: How would you describe Jay Pfahl? How did your passion for the orchid’s world began?

I am a custom jeweler here in Key West, Florida,  a semi tropical island closer to Havana than Miami. I am married to my Colombian wife Carmenza for 40 years in July and have two boys ages 24 and 29. I speak Spanish very well and travel often in Colombia. I have discovered a new species there, Lepanthes matisii, and have taken pictures of hundreds of rare orchids there that had not had pictures published before. I love to go into the woods and have a guide/friend in Colombia that accompanies me with his 4 wheel drive vehicle.

Born In Columbus Ohio in 1953. At the age of 20 I went to a cattle ranch in Paraguay and lived and worked with an Indian family that spoke only Guarani, the local language, for a year. Afterwards I traveled to Peru where I met my Colombia wife who also was on vacation. I learned to make jewelry in Peru and moved back to the US where my wife and I Started Neptune Designs, our jewelry store on Duval St in Key West. Currently we are the oldest business on Duval and the only custom jewelers left in town. I got into orchids in 1980 because I visited a friend with a plant store and became entranced with some Phalaenopsis and tried to grow them in my back yard, they all died. I then moved to another location that actually saw some sun and was able to have an orchid area that orchids really liked. I am presently the president of the Key West Orchid Society and have been since 2002.

7)    Now, back to your project: it became, little by little, so important to deserve a highly praised review in the prestigious magazine “Orchids” of the American Orchid Society in October 1999. Was it a turning point for your project? Were there some or different reactions in the “orchid’s world” or from orchid’s fanciers? The IOSPE got “only” 1686 species in 316 genera in that period compared to 20,080 species in 864 genera nowadays….

The biggest payoff to the site is that wherever I go in the world the orchid community welcomes me with open arms.  I have gone on orchid safaris in Kenya, Brazil, Costa Rica, the Dominican Republic and of course in Colombia and in each of these countries I have orchid people showing me the best orchid areas of their countries. By the way The AOS did a new review of the site in the May Issue of Orchids this year on the last page.

8)    What are the prospects of the IOSPE project: modifications, corrections, a new development? Or do you intend to launch completely new projects?

I am constantly working on and correcting the site. I put in at least 4 hours every day on the site and that is why it has expanded so large. My wife thinks that I am an addict and need psychiatric help. She is not into orchids at all in a scientific sense, She does like the flowers but would  not like to go with me when I go into the woods to find orchids in nature.

The site needs at least 10,000 more new species added to be somewhat complete and I am ready to work on it as long as I physically and mentally can. I am only 63 so I hope to be working on the site for years to come.

IOSPE has recently been able to publish new species and new combinations and to date have done 53, 20 of which are accepted by science and Kew. Masdevallia doucettiana  Pfahl 2014 is my first new species that I described and Cyrtochilum rubrocallosum [Bennett & Christenson] Pfahl 2012 was the first new Combination. I am sure that I will continue writing new papers in the future.

9)    The last question. As you have a very long experience: what would you advise to an orchid’s enthusiast who would like to dedicate his time and energy into an orchid’s project?

I am a consistently hard working person and would suggest that anyone that feels the same can do great things in this world orchid or otherwise, you just have to find a project that you love and go with it. Don’t forget to dream!

LOVE LEARN GROW

Jay Pfahl

Io e le orchidee

Mi sono avvicinato alle orchidee come penso abbiano fatto un po’ tutti, affascinato dalle fioriture spettacolari delle phalaenopsis, la vera mania è esplosa cinque anni fa; ero quindi un novellino, avido di acquistare tutte le piante più meno interessanti che vedevo dai fiorai o nei garden center della mia città, Bologna. Vivevo così in questa mia innocente convinzione che questo era il paradiso, questo era il mondo delle orchidee, che tanto mi dava piacere.
Le cose poi, si sa, certe volte accadono per caso: ho avuto la fortuna di conoscere una persona, poi diventata mio amico, che mi ha fatto comprendere che quello che stavo facendo con le mie amate piante era solo la punta di un gigantesco iceberg. Ho conosciuto il mondo quasi infinito delle specie botaniche: da qui iniziato il vero piacere o, forse, la mia rovina. Ho iniziato ad approfondire l’argomento e mi sono reso conto che queste favolose piante rappresentano la famiglia più consistente del mondo vegetale: migliaia di piante con caratteristiche diversissime fra loro, con fioriture splendide, con cicli vegetativi a dire poco affascinanti e una capacità di adattamento all’ambiente che ti fa comprendere come la teoria dell’evoluzione sia più che mai azzeccata, come se ci fossero ancora dei dubbi.
Ho fatto il mio primo timidissimo acquisto su internet, sei piante, che a pensarci adesso mi commuovo. Era un tentativo e mi chiedevo come fosse possibile spedire delle piante così belle dentro un cartone. Forse farà sorridere, ma davvero all’arrivo del pacco ero emozionantissimo, come un bambino la mattina di Natale.
A questo punto ha preso avvio la mia rovina, nel senso economico del termine. Preso da una voglia incontrollata di avere di più ho iniziato ad acquistare, senza considerare che per vivere le orchidee hanno bisogno di condizioni base per quanto riguarda l’ambiente, di luce, di umidità, di temperatura. Ho iniziato a trasformare la stanza in cui dormo per adattarla alle loro esigenze: l’ho completamente vuotata, regalando libri e complementi d’arredo e l’ho riarredata con scaffali idonei, umidificatori, ventilatori e per ultimo barre a led, in sostituzione delle classiche lampade. Il risultato è quello che si può vedere oggi: una stanzaserra con una ricca collezione di piante che mi regalano fioriture splendide.
La mia vita è completamente cambiata, anzi radicalmente cambiata; voi mi chiederete perché tutto questo. Vi rispondo subito: la bellezza di queste piante, mi dà una spinta in più, sono più sicuro di me stesso, più cordiale, più tranquillo. Mi alzo alla mattina e le controllo, le curo, prima di andare al lavoro e lo stesso faccio quando rientro a casa, è amore, nel senso più puro del termine. Posso dire che queste piante hanno un valore che davvero conta per l’anima.
Facebook mi ha dato l’opportunità di conoscere delle persone fantastiche, in particolare modo Daniel Klein e la sua compagna Giulia Cò, che mi aiutano e supportano sia fisicamente che psicologicamente a gestire questa collezione; per questo la collezione porta anche il loro nome: è diventata la nostra collezione, perché questa è una passione da condividere, in ogni modo possibile.
Con loro e con altre fantastiche persone abbiamo deciso di fondare questa nuova associazione bolognese, che ha nel proprio animo lo scopo della condivisione e della aggregazione di persone con la nostra stessa passione, che abbiano uno o duemila piante è irrilevante: l’amore per questi splendidi fiori ci unisce, rendendoci la vita decisamente più piacevole e piena di emozioni.


Ringrazio tutti.
Massimo Gregori